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martedì 6 ottobre 2020
Auto elettrica
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giovedì 10 settembre 2020
La natura è in declino, le specie in estinzione aumentano. Il Rapporto di IPBES
mercoledì 19 agosto 2020
domenica 16 agosto 2020
IPBES Expert Guest Article
Traduzione dell'articolo originale "IPBES Guest Article: COVID-19 Stimulus Measures Must Save Lives, Protect Livelihoods, and Safeguard Nature to Reduce the Risk of Future Pandemics"
Le misure di stimolo per il COVID-19 devono salvare vite, proteggere i mezzi di sussistenza e salvaguardare la natura per ridurre il rischio di future pandemie
IPBES Expert Guest Article a cura dei Professori Josef Settele, Sandra Díaz e Eduardo Brondizio [1] e Dr. Peter Daszak [2], del 27 April 2020
C'è una sola specie responsabile della pandemia di COVID-19: noi. Come per le crisi climatiche e della biodiversità, le recenti pandemie sono una conseguenza diretta dell'attività umana, in particolare i nostri sistemi finanziari ed economici globali, basati su un paradigma limitato che premia la crescita economica ad ogni costo. Nel superare le sfide della crisi attuale, abbiamo una piccola finestra di opportunità, per evitare di gettare i semi di quelle future.
Malattie come il COVID-19 sono causate da microrganismi che infettano il nostro corpo – oltre il 70% di tutte le patologie emergenti che colpiscono gli umani hanno avuto origine dalla fauna selvatica e dagli animali domestici. Le pandemie, tuttavia, sono causate da attività che mettono in contatto diretto un numero crescente di persone e spesso entrano in conflitto con gli animali portatori di questi agenti patogeni.
La deforestazione dilagante, l'espansione incontrollata dell'agricoltura, le coltivazioni intensive, l'estrazione mineraria e lo sviluppo delle infrastrutture, nonché lo sfruttamento delle specie selvatiche, hanno creato una “tempesta perfetta” per la diffusione di malattie dalla fauna selvatica alle persone. Ciò si verifica spesso nelle aree in cui vivono le comunità più vulnerabili alle malattie infettive.
Le nostre azioni hanno avuto un impatto significativo su più di tre quarti della superficie terrestre, distrutto oltre l'85% delle zone umide e dedicato più di un terzo di tutta la terra e quasi il 75% dell'acqua dolce disponibile ai raccolti e alla produzione di bestiame.
Si aggiunga a questo il commercio non regolamentato di animali selvatici e la crescita esplosiva dei viaggi aerei globali, e diventa chiaro come un virus che una volta circolava in modo innocuo tra una specie di pipistrelli nel sud-est asiatico ha ora infettato quasi 3 milioni di persone, portato indicibili sofferenze umane e fermato economie e società in tutto il mondo. Questa è la mano umana nell'emergere di una pandemia.
Eppure questo potrebbe essere solo l'inizio. Sebbene le malattie da animale a uomo già causino circa 700.000 decessi ogni anno, il potenziale di future pandemie è vasto. Si ritiene che fino a 1,7 milioni di virus non identificati che potrebbero infettare le persone, esistano ancora nei mammiferi e negli uccelli acquatici. Ognuna di queste potrebbe essere la prossima “Malattia X”, potenzialmente ancora più distruttiva e letale del COVID-19.
È probabile che le future pandemie si verifichino più frequentemente, si diffondano più rapidamente, abbiano un maggiore impatto economico e uccidano più persone se non siamo estremamente attenti ai possibili impatti delle scelte che facciamo oggi.
Nell’immediato dobbiamo garantire che le azioni intraprese per ridurre gli impatti dell'attuale pandemia non stiano amplificando di per sé i rischi di future epidemie e crisi. Ci sono tre importanti considerazioni che dovrebbero essere centrali per la ripresa multimiliardaria e i piani di stimolo economico già in corso di attuazione.
In primo luogo, dobbiamo garantire il rafforzamento e l'applicazione delle normative ambientali – e implementare solo pacchetti di stimolo che offrano incentivi per attività più sostenibili e positive per la natura. Potrebbe essere politicamente vantaggioso, in questo momento, allentare gli standard ambientali e sostenere industrie come l'agricoltura intensiva, i trasporti di lunga distanza come le compagnie aeree e i settori energetici dipendenti dai combustibili fossili, ma farlo senza richiedere cambiamenti urgenti e fondamentali, essenzialmente sovvenziona l'emergere di future pandemie.
In secondo luogo, dovremmo adottare un approccio “One Health” a tutti i livelli del processo decisionale – dal globale al più locale – riconoscendo le complesse interconnessioni tra la salute delle persone, degli animali, delle piante e l’ambiente condiviso. I dipartimenti forestali, ad esempio, stabiliscono di solito politiche relative alla deforestazione e i profitti vanno in gran parte al settore privato, ma sono i sistemi sanitari pubblici e le comunità locali che spesso pagano il prezzo dei focolai delle malattie che ne derivano. Un approccio “One Health” garantirebbe che vengano prese decisioni migliori che tengono conto dei costi e delle conseguenze a lungo termine delle azioni di sviluppo, per le persone e la natura.
Terzo, dobbiamo finanziare e fornire risorse adeguate ai sistemi sanitari e incentivare un cambiamento comportamentale nelle prime linee del rischio pandemico. Ciò significa mobilitare finanziamenti internazionali per costruire capacità sanitarie nei punti critici delle malattie emergenti, come le cliniche; programmi di sorveglianza, specialmente in collaborazione con le popolazioni indigene e le comunità locali; indagini sul rischio comportamentale; e programmi di intervento specifici. Questo implica anche l'offerta di alternative praticabili e sostenibili alle attività economiche ad alto rischio e la protezione della salute dei più vulnerabili. Non è semplice altruismo: è un investimento vitale nell'interesse di tutti per prevenire future epidemie globali.
Forse la cosa più importante, abbiamo bisogno di un cambiamento trasformativo, quello evidenziato lo scorso anno nel rapporto di valutazione globale IPBES (che ha rilevato che un milione di specie di piante e animali sono a rischio di estinzione nei prossimi decenni): fondamentale riorganizzazione a livello sistemico attraverso fattori economici, tecnologici e sociali, inclusi paradigmi, obiettivi e valori, promozione delle responsabilità sociali e ambientali in tutti i settori. Per quanto scoraggiante e costoso possa sembrare, impallidisce in confronto al prezzo che stiamo già pagando.
Rispondere alla crisi del COVID-19 richiede a tutti noi di confrontarci con gli interessi acquisiti che si oppongono al cambiamento trasformativo e di porre fine al “business as usual”. Possiamo ricostruire meglio ed uscire dalla crisi attuale più forti e più resilienti che mai, ma farlo significa scegliere politiche e azioni che proteggano la natura, in modo che la natura possa aiutarci a proteggerci.
Richieste e interviste:
media@ipbes.net
Nota: l’articolo di cui sopra non
è una produzione ufficiale dell’IPBES, ma dei quattro autori che sono i
principali esperti globali a pieno titolo, che si basano sui risultati dei
rapporti di valutazione IPBES approvati. Sono attualmente in corso tre
valutazioni IPBES con rilevanza diretta per l’attuale crisi e le future pandemie:
una valutazione sull’uso sostenibile delle specie selvatiche; un altro sulle
specie aliene invasive e uno sui diversi modi di intendere i valori plurali
della natura. È anche iniziato da poco un lavoro per definire una nuova nexus assessment
IPBES sulle interconnessioni tra biodiversità, acqua, cibo e salute nel
contesto del cambiamento climatico.
[1] Copresidenti del Rapporto di
valutazione globale IPBES 2019 sulla biodiversità e i servizi di ecosistema,
che hanno rilevato, tra l'altro, che 1 milione di specie di piante e animali
sono a rischio di estinzione entro qualche decennio.
[2] Presidente di EcoHealth
Alliance ed esperto per la nuova nexus assessment IPBES sui legami tra
biodiversità, salute e cibo.
giovedì 18 giugno 2020
"Ecco perchè l’ambiente è più importante della salute" di Luca Mercalli
martedì 22 ottobre 2019
Rimpiattino, cioè la "doggy bag" all'italiana
- Avete presente la "doggy bag"? Uscite a cena, avanzate qualcosa e il cameriere vi impacchetta i resti per portarli a casa. Ne avevo già parlato in un vecchio post, qui.
- Da qualche mese esiste la versione italiana, si chiama "Rimpiattino" ed è il frutto di un concorso
mercoledì 3 luglio 2019
Acquisti ecologici
venerdì 7 giugno 2019
L'estate sta arrivando...
lunedì 3 giugno 2019
Bus elettrico in prova a Torino
Tutti i dettagli qui.
venerdì 17 maggio 2019
Piemonte Plastic Free
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| Spazzolino Tea Natura |
venerdì 5 aprile 2019
Acqua in ufficio
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| Fonte: TorinoOggi, 2 aprile 2019 |
Tonnellate di bottigliette di plastica risparmiate. Speriamo che questa abitudine si diffonda!
venerdì 15 marzo 2019
Italia Rifiuti Zero!
domenica 16 dicembre 2018
Elisa contro lo spreco alimentare
domenica 25 novembre 2018
Torino contro lo spreco alimentare
La città di Torino ha implementato due idee per limitare questo problema. Da un lato la fornitura di cestini privati, grazie anche alla collaborazione con Novamont, agli ambulanti, per un più facile conferimento dell'umido. Dall'altra la distribuzione gratuita di frutta e verdura invenduti a famiglie bisognose: a fine mercato un gruppo di richiedenti asilo (perlopiù africani) si occupa di raccogliere e distribuire questa merce, un circolo virtuoso di mutuo soccorso, integrazione e lotta allo spreco alimentare.
A questo link potete vedere il video della bellissima iniziativa.
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| Immagine da "Eco dalle Città" |
Insomma Porta Palazzo, cuore pulsante della città e della sostenibilità sociale e alimentare!
venerdì 2 novembre 2018
12 anni per fermare il disastro
martedì 16 ottobre 2018
L'Italia volta le spalle al riscaldamento globale
Ma all'Italia non interessa granché...
Nel 2015 è stata stabilita la soglia massima del riscaldamento medio del pianeta a 2°C, con l’impegno da parte di quasi 200 paesi, ad abbassare tale obiettivo a 1,5°C.
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| nasa.org |
Il contributo di ogni singolo individuo conta. E avrà un effetto sulle generazioni future.
Grazie a @emanuelebompan per le sue parole!
giovedì 6 settembre 2018
Attenti al lupo!... E ai media!
Perché la comunicazione mediatica, negli anni, ci ha convinto che è così. E ha deciso di tralasciare problemi (reali) troppo scottanti da gestire.
La paura del lupo e la guerra che stiamo perdendo
di envi.info · 23 aprile 2018
Per contro, ci sono fenomeni che, a fronte di una pericolosità piuttosto bassa, in qualche caso prossima allo zero, suscitano allarme sociale, eco mediatica e speculazioni politiche davvero sorprendenti. Gli esempi sono molti, in ogni ambito della nostra vita, ma qui ci concentreremo sull’aspetto della convivenza con gli elementi naturali.
A metà degli anni ’70 Steven Spielberg ha inventato un filone cinematografico con “lo squalo”, stampando come killer nel nostro immaginario una specie che, in tutto il pianeta, causa mediamente meno di dieci morti l’anno. Tornando in Italia, è stato recentemente promosso dalle pagine dei libri di fiabe a quelle dei giornali il lupo, un predatore ferocissimo di cui non è documentato un solo attacco all’uomo negli ultimi 200 anni. Eppure, sull’opportunità di ammazzare a fucilate una parte degli esemplari presenti in Italia, l’opinione pubblica si divide, la politica specula senza vergogna, la stampa spara titoloni sensazionalistici.
Su alcuni aspetti della nostra quotidianità ci comportiamo come una società molto laica e razionale: abbiamo ben presente che le attività umane comportano dei rischi, e che questi possono e devono essere ridotti, ma che è non è realistico pensare di portarli a zero. Su altri, tra cui la convivenza con la natura, siamo preda di un autentico delirio securitario, che ci spinge a reagire istericamente alla sola ipotesi di un possibile danno.
Ci siamo illusi che la scienza e la tecnologia, la cui evoluzione negli ultimi due secoli è stata davvero formidabile, abbiano messo definitivamente la museruola al resto del creato, sterilizzandolo e mettendolo al nostro servizio, per essere depredato delle sue risorse senza bisogno di farsi troppe domande. Invece la drammatica emergenza ambientale e climatica che stiamo vivendo ci chiama ad una nuova quanto antica consapevolezza: siamo parte di questo pianeta, al quale apparteniamo al pari delle altre forme di vita che lo abitano, e l’unico modo che abbiamo di garantire la perpetuazione della nostra specie è quello di ricreare un minimo di armonia ed equilibrio. Non perché è giusto, ma perché è semplicemente l’unica opzione che abbiamo.
Rolando Cervi
venerdì 20 ottobre 2017
Tovagliolino da bar, ma a che mi servi?
Ho sempre pensato a quanto fosse inutile quel micropezzetto di carta rigido e finalmente qualcuno trova le parole giuste per comunicarlo al mondo:
Troppo piccoli, rigidi, fatti di una carta miserrima – spesso con la marca del caffè stampata sopra – non asciugano, non puliscono, non assorbono e sono troppo ostili anche solo per soffiarsi il naso: sono i meschini tovagliolini di carta che troviamo sui banconi dei bar, ossia l’inutilità portata alle estreme conseguenze.
Il giornalista deduce che probabilmente alla scarsa qualità del tovagliolino consegue la scarsa qualità del cibo offerto al bar. Qui trovate l'articolo completo.
Io invece penso alle conseguenze ambientali di questi piccoli criminali: nel tentativo, perfettamente inutile, di pulirci meglio mani e bocca o di asciugare qualche goccia sul tavolo, ne usiamo una quantità spropositata, quindi montagne di tovagliolini finiscono nell'indifferenziato.
Come cittadini possiamo scegliere di evitare i bar che forniscono solo tovagliolini di questo tipo. Sì, anche gli altri tovaglioli finiranno nell'indifferenziato, ma essendo, si spera, più efficaci ce ne faremo bastare uno. E poi capiremo che in quel bar ci tengono al cliente e all'ambiente.
Lanciamo un appello ai baristi di Torino: vi chiediamo di sostituire tutti i vostri inutili tovagliolini rigidi con dei normalissimi tovaglioli, magari di carta riciclata... tanto per pulirci la bocca non abbiamo bisogno di pura cellulosa ;-)
lunedì 16 ottobre 2017
Ecomori
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| Fonte web |
Riuscite a immaginare quante tonnellate di cibo fresco e imballaggi vengano sprecate ogni giorno?
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| Fonte Eco dalle Città |





















