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venerdì 15 marzo 2019

Italia Rifiuti Zero!

Sabato scorso, al Circolo dei Lettori, Rossano Ercolini ha presentato il suo ultimo libro: Rifiuti Zero.
Rossano è un maestro elementare, che con entusiasmo si è lanciato nel mondo della sostenibilità ambientale per sensibilizzare i propri concittadini alla riduzione di rifiuti, promuovendo una vita a spreco zero. Nel 2013 ha ricevuto il Goldman Environment Prize, una sorta di premio Nobel alternativo per l'ambiente.


Nel suo libro vengono presentati, con molta semplicità, i dieci passi per muoversi verso una vita a rifiuti zero, in pratica una rivoluzione ecologica.
Per quanto riguarda Torino, storicamente la raccolta differenziata è sempre stata un punto di forza, ma negli ultimi anni, a causa del termovalorizzatore, la percentuale del 42% è rimasta tristemente invariata. Ci vuole una marcia in più e semplici accorgimenti per aumentare questa cifra e dimostrare che dell'inceneritore non ce ne facciamo niente (anzi, ci danneggia!). 

Speriamo che le manifestazioni di oggi, 15 marzo #fridayforfuture diano uno scossone al mondo politico e a tutti i cittadini, rappresentanti di una riprovevole "inciviltà usa e getta" (cit. Ercolini).











venerdì 20 ottobre 2017

Tovagliolino da bar, ma a che mi servi?

Qualche tempo fa è uscito sul Fatto Quotidiano un simpatico articolo di Luca Sommi "Il tovagliolino da bar, l'inutilità alle estreme conseguenze" (5 giugno 2017).
Ho sempre pensato a quanto fosse inutile quel micropezzetto di carta rigido e finalmente qualcuno trova le parole giuste per comunicarlo al mondo:

Troppo piccoli, rigidi, fatti di una carta miserrima – spesso con la marca del caffè stampata sopra – non asciugano, non puliscono, non assorbono e sono troppo ostili anche solo per soffiarsi il naso: sono i meschini tovagliolini di carta che troviamo sui banconi dei bar, ossia l’inutilità portata alle estreme conseguenze.




Il giornalista deduce che probabilmente alla scarsa qualità del tovagliolino consegue la scarsa qualità del cibo offerto al bar. Qui trovate l'articolo completo.
Io invece penso alle conseguenze ambientali di questi piccoli criminali: nel tentativo, perfettamente inutile, di pulirci meglio mani e bocca o di asciugare qualche goccia sul tavolo, ne usiamo una quantità spropositata, quindi montagne di tovagliolini finiscono nell'indifferenziato.
Come cittadini possiamo scegliere di evitare i bar che forniscono solo tovagliolini di questo tipo. Sì, anche gli altri tovaglioli finiranno nell'indifferenziato, ma essendo, si spera, più efficaci ce ne faremo bastare uno. E poi capiremo che in quel bar ci tengono al cliente e all'ambiente.

Lanciamo un appello ai baristi di Torino: vi chiediamo di sostituire tutti i vostri inutili tovagliolini rigidi con dei normalissimi tovaglioli, magari di carta riciclata... tanto per pulirci la bocca non abbiamo bisogno di pura cellulosa ;-)




lunedì 11 settembre 2017

Doggie bag

Ai tempi degli antichi Romani, gli invitati a cena usavano portare, in taverna o a casa del proprio ospite, il proprio tovagliolo per pulirsi la bocca tra una portata e l'altra, al fine di non offendere gli altri commensali. A partire dal 6. secolo a.C. i tovaglioli iniziarono ad essere usati anche per impacchettare avanzi di cibo da portare a casa.


Questa tradizione si ritrova a partire dagli anni '40 negli Stati Uniti: con la carenza di cibo dovuta alla Seconda Guerra Mondiale, nessuno spreco alimentare era consentito, e chi possedeva animali era incoraggiato a recuperare qualsiasi avanzo per nutrirli. Nel 1943 divenne una vera e propria abitudine promossa inizialmente da un bar di San Francisco in un'iniziativa contro la crudeltà sugli animali, e poi velocemente diffusa in diverse città e locali pubblici. 

Poco per volta la gente iniziò a richiedere la doggie bag per sé e oggi negli Stati Uniti è una abitudine quotidiana (in alcuni posti non è neanche necessario richiederla).

By Jesse Rhodes, Smithsonian.com

In Francia la doggie bag è diventata obbligatoria da un paio di anni. Una rivoluzione anti-spreco! In Italia invece ci vergogniamo di chiederla (troppo pigri? Troppo snob?), ma per fortuna arriva una soluzione dal Conai: contenitori in materiale riciclato comodi e stilosi, da trasportare con orgoglio all'uscita dal ristorante.


Qui trovate la descrizione del progetto, che speriamo trovi grande diffusione in tutti i locali della penisola. Ma comunque anche senza un'elegante family bag, è nostro diritto richiedere il cibo avanzato... ed è un diritto del pianeta! 



mercoledì 15 giugno 2016

Più mozzichini per tutti

Le cicche per terra sono segno di inciviltà, maleducazione e menefreghismo.
Ci mettono almeno un paio d'anni a degradarsi. Se ne trovano tantissime per le strade delle città, con grande concentrazione intorno alle fermate degli autobus (sebbene di solito ci sia anche un cestino vicino alle fermate). Alcune finiscono nei tombini, col rischio di intasarli, altre vengono raccolte dai pazienti netturbini.


La città di Torino dice basta ai mozziconi per terra! E regala un simpatico gadget da portarsi dietro per raccogliere cenere e cicche. Ideale anche in spiaggia (se proprio non potete fare a meno di fumare anche lì!), visto che spesso le sigarette spente finiscono in mare con conseguenze devastanti per la fauna marina. 
Qui trovate le indicazioni per averne uno.


Ah! Ricordate di svuotarlo poi nell'indifferenziato.



mercoledì 27 aprile 2016

Sostenibilità "vestiaria"

Quanto costa veramente una maglietta?



Guardate questo video, o leggetene il resoconto qui sotto (fa riferimento a dati americani, ma si può facilmente traslare nella realtà italiana).

Ogni anno gli americani acquistano 20 miliardi di capi di abbigliamento e ne mandano 10 milioni di tonnellate in discarica. 


Ecco come funziona di solito: entri in un negozio di abiti abbastanza economici, provi una maglia, ti sta abbastanza bene, non è del tuo colore preferito, machissenefrega, è in offerta a soli 10 euro, perché non comprarla? La metti un paio di volte, poi piano piano finisce in fondo all'armadio, sepolta da altre maglie che ti piacciono di più. Un paio di anni dopo la tiri fuori e realizzi che non la metterai mai. Metti tutti gli abiti dismessi in un sacco e, nel migliore dei casi, riesci a venderne qualcuno al mercatino dell'usato, gli altri li getti nel cassonetto... Pazienza, erano solo 10 euro!
Un costo esiguo per le tue tasche... ma per il pianeta?
In termini di acqua, petrolio (per la produzione e il trasporto), tempo e fatica di chi ci ha lavorato in condizioni disperate... è decisamente troppo per una maglia che non metti più! 

E poi sapevate che le aziende di abbigliamento hanno un margine di profitto tra il 60 e l'80%? Immaginate quanto può essere stato retribuito chi ha realizzato con le sua mani una maglietta da 10 euro!!!


La soluzione?
1. Comprare meno: è il modo migliore per abbassare la propria impronta ecologica e per non sprecare soldi!
2. Comprare in modo più intelligente: quando si ha davvero bisogno di un nuovo capo d'abbigliamento, è bene verificare la provenienza, la qualità, il materiale con cui è stato realizzato. Un consiglio? La linea Auteurs du monde di Altromercato: moda etica e sostenibile.
3. Acquistare abiti durevoli in termini di qualità e di moda.
4. Non buttare gli abiti vecchi nella spazzatura, perché alimenteranno montagne di rifiuti nelle discariche: occupano spazio e non si decompongono.
Si possono portare in un negozio dell'usato (anche se potrebbero rifiutarli, perché i mercatini sono strapieni di abiti quasi nuovi!!! il che dovrebbe farci riflettere...), o in un cassonetto destinato ai paesi del terzo mondo, o in parrocchia, o in un'associazione di beneficenza. A Torino al mercatino del Triciclo, in via Arbe. Altre idee? Possono essere riutilizzati come stracci, scuciti per realizzare federe per cuscini, sacchetti per le scarpe o la biancheria (comodissimi da mettere in valigia), lacci e bottoni recuperati.
5. Non lavarli troppo spesso: la maggior parte del consumo di energia legato ai vestiti è dovuto al lavaggio!!! E inoltre durano molto più a lungo!

Insomma, la moda a basso costo la si può trovare ovunque, ma è terribile per l'ambiente e per le persone, e, diciamocelo, non è poi così bella!



martedì 15 marzo 2016

Non esiste l'olio di palma sostenibile!

Ultimamente molte aziende sponsorizzano l'olio di palma contenuto nei propri prodotti come sostenibile. Fate loro sapere che l'olio di palma sostenibile non esiste: non comprateli più!
Per fortuna molti hanno deciso di eliminarlo del tutto, ma controllate sempre bene l'etichetta perché è un ingrediente insidioso e si trova quasi ovunque!!! Non solo negli alimentari, ma anche cosmetici, detergenti e biocarburanti. 


In questo video breve e chiaro si spiegano bene tutti gli effetti negativi dell'olio di palma, primo tra tutti la distruzione della foresta pluviale: la varietà vegetale della foresta è stata rimpiazzata da una sola specie, la palma da olio, e le specie animali stanno poco a poco scomparendo.
Per la popolazione locale è una fonte di lavoro ma anche di sfruttamento perché i lavoratori vengono sottopagati e subiscono condizioni di lavoro deplorevoli. Inoltre è bene sapere che quest'olio è dannoso per la salute perché contiene un’elevata quantità di acidi grassi saturi che possono formare pericolose placche sulle arterie.


Insomma i benefici dell'olio di palma non esistono, se non per le tasche delle aziende che ne fanno largo uso.
Opponiamoci a questa devastazione!
Per ogni approfondimento visitate http://oliodipalmainsostenibile.it/.



venerdì 12 febbraio 2016

Negozio leggero

Entrare in un Negozio Leggero è un'esperienza meravigliosa! 


C'è tutto quello che potete immaginare e anche di più, dagli alimenti di uso quotidiano ai cereali più ricercati, prodotti per l'igiene della persona e della casa, snack dolci e salati, cosmetici e oggetti di cucina. Tutto esclusivamente sfuso. 
Tutto. Sfuso.



Entri, ti guardi intorno, ammiri, chiedi spiegazioni, scegli (e ci vuole un certo tempo perché la quantità è davvero ampia), ti fai riempire i contenitori, esci con le borse strapiene! 
La qualità è eccellente, le commesse sono gentilissime, formate e motivate, l'atmosfera è deliziosa.
Barattoli di vetro, plastica o metallo, sacchetti di carta o plastica, borse, flaconi, bottiglie: vuoi mettere la comodità di portare i tuoi contenitori da casa? Quelli che usi tutti i giorni, senza dover stare a travasare. 
L'ambiente ringrazia. E voi sarete soddisfatti, ne sono sicura!





martedì 10 febbraio 2015

Appuntamento al buio

Quale occasione per migliore per ricominciare a scrivere di buone pratiche ambientali dopo una lunga pausa?
Torna "M'illumino di meno": appuntamento al 13 febbraio 2015 per festeggiare il risparmio energetico.
Diversi comuni aderiscono a M’illumino di meno, limitando o spegnendo simbolicamente l'illuminazione in alcune zone cittadine. Anche Torino partecipa con due progetti: “Together 2020”, che prevede di attivare interventi di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e “Green School – La scuola come incubatore per la crescita di una coscienza ambientale delle nuove generazioni”. che intende favorire l'efficientamento energetico del patrimonio edilizio scolastico e la gestione degli edifici secondo criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale. L'Istituto Avogadro di Torino e l'Istituto Maxwell di Nichelino partecipano al progetto di ricerca come casi pilota.


Come cittadini possiamo contribuire alla giornata limitando il più possibile l'utilizzo di energia elettrica in casa. Ma le buone abitudini sono valide tutto l'anno:
- spegnere le luci quando non servono;
- non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici;
- sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l'aria;
- mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l'acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola;
- ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria;
- non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni;
- utilizzare l'automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.



domenica 28 settembre 2014

Ri-scarpa

Scarpe vecchie, strette, fuori moda, consumate... anziché buttarle nel cassonetto indifferenziato, raccoglietele in un sacco e portatele in un contenitore Ri-scarpa.
Per chi abita a Città Giardino, ne trovate uno nell'ingresso della scuola Alvaro-Modigliani di via Balla 27.
In questo articolo Davide Brusa spiega molto bene in cosa consiste il suo progetto e come vengono recuperate le scarpe.

Che bella notizia! Un altro modo per ridurre i nostri rifiuti. Buona raccolta a tutti!





domenica 27 luglio 2014

Global Environment Day

In occasione della Giornata Internazionale dell'Ambiente, lo scorso 5 giugno, sono stata contattata dalla Schneider Electric, per organizzare una giornata di sensibilizzazione alla sostenibilità ambientale per i propri dipendenti.

Ho strutturato l'incontro in tre fasi:
- un breve video iniziale, che vi consiglio di guardare: è il trailer del film "Home", un confronto tra la meraviglia della natura e la devastazione che noi uomini abbiamo portato sulla terra.
- un workshop sulla raccolta differenziata "Dove lo butto?": individuare il cassonetto giusto nel quale conferire alcuni rifiuti comuni, sui quali ho notato che spesso i cittadini sono poco informati (ad esempio cd e custodie, piatti e bicchieri di plastica, scottex, tetrapak ecc.). Mi fa piacere riscontrare che questo gioco ha sempre molto successo e risulta sempre istruttivo!



- infine un'esplicitazione sul tema e successiva discussione con i partecipanti: dubbi, questioni, osservazioni e pareri su diversi temi: rifiuti, inquinamento di aria e acqua, deforestazione, sostenibilità alimentare, attività umane. Un quadro completo per renderci conto dell'impatto che stiamo avendo sul pianeta. 

 

L'obiettivo era quello di instillare in ciascuno la consapevolezza che ogni nostra azione quotidiana ha conseguenze importanti sul sistema naturale. Dalle diverse reazioni  suscitate nel pubblico - entusiasmo, polemiche, curiosità, concentrazione - deduco che un seme è stato piantato, speriamo che porti buoni frutti.
E speriamo anche che quest'ammirevole iniziativa, voluta da Schneider Electric e con la presenza di Legambiente, faccia da apripista a molte altre aziende, che decidano di impegnarsi attivamente sulle tematiche ambientali, per sensibilizzare i propri dipendenti, affinché siano cittadini e lavoratori più consapevoli.




martedì 8 luglio 2014

Coffee addicted?

Nel 2013 nella città di Torino sono state raccolte circa 440.000 tonnellate di rifiuti. Tra questi, oltre 21 tonnellate di capsule per le macchinette del caffè, aumentate del 55% rispetto al 2012!!!



Se vi piace il caffè, preparatelo in modo tradizionale, con una classica caffettiera all'italiana: si risparmia sulla bolletta e si evitano rifiuti (i fondi si buttano nell'organico ma in realtà si possono riutilizzare in diversi modi, per esempio come base per uno scrub o per concimare le piante), senza contare l'energia che serve per produrre le nefaste macchinette. Dal loro avvento la quantità di rifiuti solidi urbani è aumentata esponenzialmente: montagne di cialde popolano le discariche di tutta Italia!

Per fortuna esiste qualche idea per recuperarle, qualcuno ne fa originali gioielli. 

 

Amiat e Nespresso invece hanno avviato il progetto Ecolaboration per la raccolta, il recupero e il riciclo delle capsule da caffè Nespresso (per chi fosse interessato, si possono conferire nel negozio di via Roma).
L'alluminio di cui sono fatte viene recuperato al 100% (e può essere riciclato infinite volte) e il caffè residuo viene inviato a compostaggio per le coltivazioni di riso destinato da Nespresso al Banco Alimentare.





giovedì 13 marzo 2014

Perché compro lo yogurt (anzi BIOgurt) tedesco

Perché oltre a essere buono e biologico, è intelligente. Guardate qui:


Di questa confezione è facilissimo togliere l’etichetta in cartone (che non è incollata, ma solo incastrata) e separare i vari pezzi: plastica, carta, alluminio.
Come consumatori possiamo dimostrare le nostre preferenze di acquisto e invogliare le aziende ad essere più attente a come producono e imballano ciò che ci vendono. Buoni acquisti!


domenica 23 febbraio 2014

Coppette e dintorni

Nei primi (circa) 3 anni della loro vita i bambini consumano oltre 6.000 pannolini (circa 1 tonnellata).
Una donna ha le mestruazioni per 30-35 anni della sua vita 4-5 giorni ogni mese.
I pannolini, per adulti e bambini, sono i rifiuti solidi urbani quantitativamente più numerosi e impiegano diverse centinaia di anni per degradarsi completamente perché composti da diversi materiali accoppiati.
La Provincia di Torino ha più volte cercato di diminuire i pannolini usa e getta, sia per i bambini che per gli adulti, con sovvenzioni e finanziamenti, ma il problema rimane.
In Veneto un progetto sperimentale, che sarebbe dovuto partire a fine 2012, avrebbe previsto il conferimento dei pannolini presso il centro riciclo Vedelago, che ne ricaverebbe materie prime seconde: plastica per arredi urbani e altri oggetti e la componente organico-cellulosica per cartoni da imballaggio.
Tuttavia, il progetto non è ancora partito effettivamente, e per quanto lodevole, vi ricordo che il riciclo è un valido strumento, ma non la soluzione. Il nostro sforzo dovrebbe essere quello di limitare il più possibile i rifiuti che produciamo.
Esistono diverse alternative: pannolini lavabili per donne e bambini e la coppetta mestruale.


A questo proposito vi segnalo un blog interessantissimo, Lunethica, gestito da 4 ragazze torinesi, che raccontano, spiegano, risolvono dubbi e incoraggiano. Non solo, organizzano gruppi di acquisto che permettono di risparmiare ancora di più sulla coppetta (che è già un risparmio di per sé).
Andate a curiosare tra i loro post e iniziate a seguire i loro consigli, così potrete competere nella sfida dell’indifferenziato!


martedì 11 febbraio 2014

San Valentino ecologico

Lo sapevate che la produzione di 1 kWh elettrico (consumo di una lampadina da 100W accesa per 10 ore) comporta l’emissione in atmosfera  di circa 400 g di anidride carbonica?
E che per garantire la potenza elettrica di una stufetta attraverso la potenza muscolare umana, sarebbero necessarie 50 persone?

Anche quest'anno torna l'iniziativa "M'illumino di meno" promossa da Caterpillar (Rai Radio 2).
Vi invito ad aderire, spegnendo luci, apparecchi elettrici, stand-by... dalle 18 alle 19:30 di venerdì prossimo.
Un'ora e mezza rappresenta una sfida ragionevole, magari l'inizio di una buona abitudine a non abusare dell'energia elettrica.


Cominciamo così: per una sera rendiamo Torino più silenziosa, più misteriosa, più romantica. D'altronde è San Valentino, una cena al lume di candela ci sta a pennello!


lunedì 9 dicembre 2013

Consigli natalizi

Ed ecco a voi i consigli di Casa Wiwa per un Natale sostenibile: più ecologico, più equo e solidale, più sano.
Buone feste a tutti!



DEQUOlogo natalizio

  1. PRESEPE: rappresentazione della nascita di Gesù bambino, messaggio di pace e speranza declinato nelle tradizioni e culture dei 5 Continenti. Un viaggio di unità e diversità che affascina e arricchisce, riportandoci al nostro essere umani prima che cittadini di un qualche dove.
  2. ALBERO: in alternativa all’abete vero e al classico albero in PVC vi proponiamo soluzioni in feltro e altre fibre naturali che durano a lungo e pesano poco sull’equilibrio ambiente se non addirittura lo rimpinguano come ORESTE il seme di abete che ama le FORESTE.
  3. DECORAZIONI E ILLUMINAZIONI: bando alla plastica e via libera agli addobbi in legno, ceramica, stoffa e fibre naturali, ma anche in carta riciclata per di più provenienti dal commercio equo&solidale. Parte dell’atmosfera del Natale è la luce, ma quella artificiale è fredda e molto cara, nulla a che vedere con quella  magica delle candele.
  4. PRANZI E CENONI: spazio allo sfuso, locale, biologico…e per i prodotti esotici, come datteri, cioccolato, caffè, ecc. che siano equi&solidali. E perché non sperimentare un menù nonviolento e di pace, provando almeno a eliminare carne e pesce? Gli sprechi alimentari sono tra le voci più insostenibili del periodo natalizio. Calibriamo le spese…tanto di fame non si muore e magari ci alzeremo da tavola “leggeri”, e se proprio avanza qualcosa date spazio alla creatività, inventando gustose ricette con gli avanzi.
  5. REGALI: si può optare per doni etici, ecologici, utili, per tutti i gusti e le tasche; realizzati nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, come i prodotti del commercio equo&solidale, delle cooperative sociali, di piccoli produttori locali o regalando un’esperienza di turismo responsabile.
  6. PACCHETTI: scegliete di far divenire il pacchetto stesso parte del dono, impiegando cesti, sacchetti di stoffa per lo sfuso, carta di giornale, rafia, bottoni, scatole…
  7. SHOPPING: lasciate la macchina a casa e preferite una passeggiata a piedi, in bici o con i mezzi pubblici.
  8. AUGURI: spazio ai contenuti e per i supporti possiamo ridurre la produzione di ulteriori rifiuti scrivendo sul pacchetto, usando carta di recupero o almeno scegliendo biglietti di carta riciclata o artigianali del commercio equo&solidale.

martedì 5 novembre 2013

Detersivo per lavastoviglie

A grande richiesta, ecco il detersivo fai da te per lavastoviglie.
Gli ingredienti necessari sono semplici da reperire: limoni, aceto, sale, acqua. Guarda il video
L'ho provato varie volte e ne sono soddisfatta.
La preparazione richiede un po' di tempo e pazienza, ma se ne può realizzare una gran quantità e conservare o regalare.
Ecologico, economico e lascia un buon profumo di limone sulle stoviglie :-)

Vi segnalo anche queste alternative: Detersivi fai da te per lavastoviglie
Proverò quello con sale e bicarbonato e vi terrò aggiornati sul risultato.
Intanto fatemi sapere come vanno i vostri esperimenti!


lunedì 28 ottobre 2013

Raccolta differenziata a Torino

In termini di raccolta differenziata Torino registra ottimi risultati rispetto ad altre città in Italia, anche grazie al sistema della raccolta porta a porta, che coinvolge circa 400.000 cittadini.
Nel 2012  il 42,2% dei nostri rifiuti è stato raccolto in modo differenziato e dunque avviato al recupero invece che essere smaltito in discarica. Nei  12 quartieri in cui è attivo il porta a porta questa percentuale è arrivata a una media del 60% circa (fonte Amiat).
Tuttavia ci sono ancora troppe zone in cui i cassonetti separati non esistono o sono sotto-utilizzati.
In centro per esempio, non si trovano cassonetti per la raccolta dell’umido o della plastica e pochi palazzi hanno i raccoglitori per la carta. Bar e locali sono gli unici ad avere un cassonetto per il vetro.
In zone come il quartiere San Paolo non c’è la raccolta porta a porta e i cassonetti differenziati sono in numero  molto limitato e a notevole distanza l’uno dall’altro, il che distoglie molti cittadini dall’utilizzarli.
Con risultati vergognosi: odori sgradevoli, degrado e sporcizia non imbrattano solo le strade del sud Italia, come ci hanno abituato a credere i media, le stesse immagini si possono trovare anche qui.
Il problema della raccolta dei rifiuti è molto più vicino di quello che pensiamo. Se vogliamo evitare di finire nella stessa spiacevole situazione, dobbiamo fare qualcosa. È necessario l’impegno di tutti per sgravare il lavoro dei netturbini e il livello delle discariche.

Qualche consiglio pratico:
- Nel 2012 abbiamo prodotto a Torino 458.560 tonnellate di rifiuti, pari a circa 503kg per abitante. Nelle nostre case possiamo iniziare a diminuire la quantità di spazzatura che produciamo con qualche piccolo accorgimento.
·         Quando si fa la spesa, privilegiare prodotti con confezioni limitate o inesistenti. Molti prodotti sono confezionati in sacchetti di plastica, successivamente chiusi in un astuccio di cartone (riso e cereali, dentifricio, prodotti da forno come fette biscottate, biscotti, schiacciatine ecc.): non lasciatevi abbagliare dai colori dell’astuccio esterno, è del tutto inutile!
·         Comprare frutta e verdura al mercato è l’ideale: gli unici imballaggi sono i sacchetti di carta che possono essere utilizzati per raccogliere l’umido e i sacchetti di plastica per il secco.
- A Torino nel 2012 sono state raccolte 11.573 tonnellate di plastica (bottiglie d’acqua, flaconi dei detersivi e dei prodotti per l’igiene, imballaggi). La plastica è allo stesso tempo benedizione e maledizione dei nostri tempi. È l’emblema della praticità delle nostre vite, ma è anche il cancro della terra. Dobbiamo ridurne drasticamente l’utilizzo:
·         Si può bere l’acqua del rubinetto o delle caraffe filtranti (preferire le aziende che ritirano i filtri e li recuperano).
·         È sufficiente un contenitore da riempire alla spina per ammorbidente, detersivo per i piatti, detersivo per la lavatrice (eventualmente un secondo contenitore da tenere per sicurezza ed evitare di ritrovarsi senza detergente).
·         Si possono acquistare prodotti in formato famiglia per limitare le confezioni.
·         Inoltre come consumatori abbiamo un potere di cui non ci rendiamo conto: se rifiutiamo di comprare prodotti i cui imballaggi sono enormemente più grossi (ed inutili), come ad esempio i prodotti high-tech, i produttori saranno costretti a riproporre confezioni più limitate. Dobbiamo esserne convinti, il cambiamento parte da noi: siamo tanti e possiamo metterli alle strette se rifiutiamo le insostenibili logiche commerciali.
- Procurarsi dei contenitori molto grossi (da mettere magari sul balcone) in cui raccogliere plastica, vetro e carta, in modo da dedicare solo 2 o 3 volte al mese per svuotarli nel cassonetto più vicino. Ovviamente l’ideale sarebbe andarci a piedi, ma se i cassonetti sono troppo lontani o i contenitori troppo grossi, si può approfittare di un’uscita obbligata in auto e fare una deviazione.

Per concludere vi segnalo uno strumento utile e poco conosciuto per migliorare la nsotra raccolta differenziata: Dizionario dei rifiuti