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martedì 22 ottobre 2019

Rimpiattino, cioè la "doggy bag" all'italiana

  1. Avete presente la "doggy bag"? Uscite a cena, avanzate qualcosa e il cameriere vi impacchetta i resti per portarli a casa. Ne avevo già parlato in un vecchio post, qui.
    Da qualche mese esiste la versione italiana, si chiama "Rimpiattino" ed è il frutto di un concorso
indetto da Fipe e Comieco in tutta Italia.

L'80% degli sprechi in ristoranti e locali è dato dagli avanzi che rimangono nei piatti. Ma con una soluzione bella e originale come questa si può vincere l'imbarazzo di chiedere al cameriere di portarseli via. D'altronde sono stati pagati, meglio a casa che in discarica!

domenica 16 dicembre 2018

Elisa contro lo spreco alimentare

L'altro giorno ero al supermercato a fare la spesa e ho trovato sugli scaffali un prodotto già scaduto. La data di scadenza era luglio 2018 e trattandosi di un farinaceo confezionato non ho avuto dubbi sulla commestibilità e bontà del prodotto. (Dedicherò un post al tema delle date di scadenza ma intanto potete leggere qualcosa qui). 
Ho chiesto a un commesso se potevo acquistarlo a metà prezzo e mi è stato risposto che per regole aziendali nessun prodotto può uscire dal negozio ad un prezzo inferiore a quello di vendita. Non mi sono trattenuta e l'ho incalzato chiedendo se l'avrebbe buttato via (ovviamente conosco la risposta), e lui, visibilmente imbarazzato, si giustificava dicendo che non prende le decisioni ma rispetta solo le consegne ecc. ecc. 

L'ho fatto riflettere sull'idiozia, per me inaccettabile, del gettare un prodotto nella spazzatura piuttosto che venderlo a metà prezzo!!! Naturalmente non dipenderà (solo) da lui la scelta, ma io sono contenta di aver piantato un semino di consapevolezza.
 

Ed è anche per questo che sto aiutando Refood a prendere piede nella nostra città. Refood è un movimento di volontariato (al 100%) che recupera gli avanzi di cibo per donarli a chi ne ha bisogno. Il cibo è troppo prezioso per essere sprecato! Possiamo fare tanto per salvare il cibo: comprare meno, pianificare meglio, imparare a cucinare senza sprecare, regalarlo a qualcuno che ne ha bisogno, diventare volontari di un'associazione, ma vanno bene anche parrocchie, gruppi autonomi o tu, a piedi, con il tuo baracchino, che vai a offrire un pasto caldo a uno dei barboni dei portici.
Se anche solo una foglia di cavolo viene risparmiata alla spazzatura, hai già fatto tanto! Qualsiasi sforzo è utile.

Ah! Refood Torino cerca volontari... Venghino signori, venghino!






venerdì 20 ottobre 2017

Tovagliolino da bar, ma a che mi servi?

Qualche tempo fa è uscito sul Fatto Quotidiano un simpatico articolo di Luca Sommi "Il tovagliolino da bar, l'inutilità alle estreme conseguenze" (5 giugno 2017).
Ho sempre pensato a quanto fosse inutile quel micropezzetto di carta rigido e finalmente qualcuno trova le parole giuste per comunicarlo al mondo:

Troppo piccoli, rigidi, fatti di una carta miserrima – spesso con la marca del caffè stampata sopra – non asciugano, non puliscono, non assorbono e sono troppo ostili anche solo per soffiarsi il naso: sono i meschini tovagliolini di carta che troviamo sui banconi dei bar, ossia l’inutilità portata alle estreme conseguenze.




Il giornalista deduce che probabilmente alla scarsa qualità del tovagliolino consegue la scarsa qualità del cibo offerto al bar. Qui trovate l'articolo completo.
Io invece penso alle conseguenze ambientali di questi piccoli criminali: nel tentativo, perfettamente inutile, di pulirci meglio mani e bocca o di asciugare qualche goccia sul tavolo, ne usiamo una quantità spropositata, quindi montagne di tovagliolini finiscono nell'indifferenziato.
Come cittadini possiamo scegliere di evitare i bar che forniscono solo tovagliolini di questo tipo. Sì, anche gli altri tovaglioli finiranno nell'indifferenziato, ma essendo, si spera, più efficaci ce ne faremo bastare uno. E poi capiremo che in quel bar ci tengono al cliente e all'ambiente.

Lanciamo un appello ai baristi di Torino: vi chiediamo di sostituire tutti i vostri inutili tovagliolini rigidi con dei normalissimi tovaglioli, magari di carta riciclata... tanto per pulirci la bocca non abbiamo bisogno di pura cellulosa ;-)




lunedì 11 settembre 2017

Doggie bag

Ai tempi degli antichi Romani, gli invitati a cena usavano portare, in taverna o a casa del proprio ospite, il proprio tovagliolo per pulirsi la bocca tra una portata e l'altra, al fine di non offendere gli altri commensali. A partire dal 6. secolo a.C. i tovaglioli iniziarono ad essere usati anche per impacchettare avanzi di cibo da portare a casa.


Questa tradizione si ritrova a partire dagli anni '40 negli Stati Uniti: con la carenza di cibo dovuta alla Seconda Guerra Mondiale, nessuno spreco alimentare era consentito, e chi possedeva animali era incoraggiato a recuperare qualsiasi avanzo per nutrirli. Nel 1943 divenne una vera e propria abitudine promossa inizialmente da un bar di San Francisco in un'iniziativa contro la crudeltà sugli animali, e poi velocemente diffusa in diverse città e locali pubblici. 

Poco per volta la gente iniziò a richiedere la doggie bag per sé e oggi negli Stati Uniti è una abitudine quotidiana (in alcuni posti non è neanche necessario richiederla).

By Jesse Rhodes, Smithsonian.com

In Francia la doggie bag è diventata obbligatoria da un paio di anni. Una rivoluzione anti-spreco! In Italia invece ci vergogniamo di chiederla (troppo pigri? Troppo snob?), ma per fortuna arriva una soluzione dal Conai: contenitori in materiale riciclato comodi e stilosi, da trasportare con orgoglio all'uscita dal ristorante.


Qui trovate la descrizione del progetto, che speriamo trovi grande diffusione in tutti i locali della penisola. Ma comunque anche senza un'elegante family bag, è nostro diritto richiedere il cibo avanzato... ed è un diritto del pianeta! 



Da giocattolo a rifiuto!

Quando acquisto un regalo per un bambino, oltre a chiedermi se gli piacerà e se il prezzo è adeguato, penso anche a quanto tempo rimarrà nella sua vita. La maggior parte delle volte si tratta di giocattoli che lo intrattengono per pochi mesi, perché con la crescita la sua attenzione si sposterà da un'altra parte. E il peggio è che, solitamente, i bambini di oggi ricevono talmente tanti regali che neanche si accorgono di tutto ciò che hanno: ne deriva una casa piena di oggetti inutili, o peggio ancora, di rifiuti! Orrore!

Sappiamo che il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani ha raggiunto dimensioni che richiedono importanti ed urgenti riflessioni da parte di tutti noi. In particolare una possibile soluzione consiste nella prevenzione: evitare il rifiuto.


Questo è valido a tutti i livelli, non solo nella gestione dei bambini. 
Ogni volta che acquistiamo un oggetto, stiamo acquistando un rifiuto. Nella scelta dei prodotti dobbiamo tenere conto anche del loro impatto ambientale e così possiamo diminuire significativamente la quantità di rifiuti che poi dovremo smaltire. Ogni volta che vogliamo acquistare qualcosa, chiediamoci se è per soddisfare un bisogno reale o per un bisogno indotto dalla pubblicità. 


Nel caso dei giocattoli, la maggior parte sono in plastica dura (quindi non riciclabile) e funzionano a pile, una combinazione distruttiva!
Se proprio siamo convinti di acquistarne uno di questo tipo, teniamo in considerazione la possibilità che duri negli anni, cioè che sia un giocattolo adattabile alle diverse età del bambino e non limitato ai prossimi 2 mesi (quando va bene!). Inoltre, una volta dismessi, esistono negozi ed associazioni che accettano giocattoli usati per destinarli a bimbi meno fortunati.

Insomma, non lasciamo che il gioco diventi un'eredità ingombrante per i nostri figli e nipoti, ma che sia una reale occasione di crescita e di scoperta del mondo


Vi consiglio due posti a Torino in cui acquistare regali super!
Il primo è un vero e proprio negozio di giocattoli
Tre civette sul comò, via Nizza 131 - http://www.3civette.com/

Il secondo è una libreria, ma che dico? molto più di una libreria
Bufò, libreria per giovani menti, via Monginero 187/a - http://www.libreriabufo.it/




mercoledì 9 marzo 2016

Keep calm and... dont' recycle!

Sì, sì, avete capito bene: non riciclare!
Non riciclare i rifiuti elettronici.
Perché?
I prodotti che possono essere riparati, dovrebbero essere riparati e non gettati né riciclati: riparare è sinonimo di risparmiare e di proteggere l'ambiente. E inoltre ci riporta in connessione con le nostre cose, gli oggetti che possediamo, che abbiamo acquistato e pagato, che abbiamo il diritto di usare, aggiustare e modificare a nostro piacimento. Sono questi i valori che hanno spinto a creare ifixit (nome provocatorio, in esplicita opposizione al gigante dell'elettronica che impedisce ai propri clienti di riparare autonomamente cellulari, tablet e quant'altro), una società che ripara e insegna a riparare.


Wiens, co-fondatore di ifixit ci ricorda che per la produzione di uno smartphone servono circa 50 elementi della tavola periodica, molti dei quali in quantità infinitesimali e la maggior parte dei quali non è recuperabile né riciclabile. “La plastica del tuo iPhone verrà convertita in plastica a basso gradiente e trasformata in una panchina nel parco, il che è un peccato perché è plastica di alto gradiente che potrebbe valere 30 dollari alla libbra, ma dopo essere stata riciclata, potrebbe valere 10 centesimi a libbra”.
Sì, riciclare è meglio che buttare nella spazzatura, ma la qualità del materiale ricavato sarà di molto inferiore rispetto ai materiali vergini. Ogni cellulare riparato è un cellulare in meno che verrà costruito sulla terra

Mentre la richiesta di elettronica aumenta, si scava sempre più in profondità nelle viscere della terra per estrarre materie prime come ferro, cobalto, litio, il che produce montagne di rifiuti (senza considerare i diritti e le condizioni di lavoro dei minatori!!): per estrarre circa 30 grammi d'oro si producono quasi 80 tonnellate di rifiuti!
Secondo Wiens “Le miniere e la produzione sono, in quest'ordine, le cose peggiori che abbiamo al mondo”.

Is your cell phone powered by child labor? - Foto di money.cnn.com

Dovremmo possedere oggetti che durano nel tempo e che ci fanno stare bene, che non finiscano nelle discariche dopo pochi mesi o anni di utilizzo. Non possiamo permetterci di fare ciò che è meno peggio, riciclando per lavarci la coscienza, dobbiamo fare ciò che è meglio per l'ambiente.


Ditch the throwaway economy. Join the repair revolution.



venerdì 12 febbraio 2016

Negozio leggero

Entrare in un Negozio Leggero è un'esperienza meravigliosa! 


C'è tutto quello che potete immaginare e anche di più, dagli alimenti di uso quotidiano ai cereali più ricercati, prodotti per l'igiene della persona e della casa, snack dolci e salati, cosmetici e oggetti di cucina. Tutto esclusivamente sfuso. 
Tutto. Sfuso.



Entri, ti guardi intorno, ammiri, chiedi spiegazioni, scegli (e ci vuole un certo tempo perché la quantità è davvero ampia), ti fai riempire i contenitori, esci con le borse strapiene! 
La qualità è eccellente, le commesse sono gentilissime, formate e motivate, l'atmosfera è deliziosa.
Barattoli di vetro, plastica o metallo, sacchetti di carta o plastica, borse, flaconi, bottiglie: vuoi mettere la comodità di portare i tuoi contenitori da casa? Quelli che usi tutti i giorni, senza dover stare a travasare. 
L'ambiente ringrazia. E voi sarete soddisfatti, ne sono sicura!





giovedì 23 ottobre 2014

Obsolescenza programmata

Sappiamo tutti che stiamo andando incontro a dei seri problemi ambientali che coinvolgono l'umanità e pensiamo che la tecnologia possa aiutarci, almeno in parte, a ridimensionare questi problemi.
Ma spesso queste nuove soluzioni sono solo una scappatoia per non dover ripensare le nostre abitudini e il nostro modo di vivere.
Ne abbiamo continue conferme nella vita quotidiana, ad esempio con gli elettrodomestici, che dovrebbero essere sempre più efficienti e consumare sempre meno energia.


Questo però non si traduce né in un risparmio in termini economici per i consumatori né in emissioni inquinanti inferiori, perché da un lato gli elettrodomestici di classe A, A+ costano di più di quelli di classi inferiori (e il risparmio in termini di consumo energetico non compensa questa spesa maggiore), dall'altro un frigorifero moderno dura molto meno di quanto durava uno "vecchio", addirittura una decina di anni in meno: una volta nessuno cambiava il frigorifero o la lavatrice prima di almeno 20 anni, oggi sembrano (o sono realmente) programmati per durare al massimo la durata della garanzia. Infine, ci vuole comunque molta più energia (e denaro) per costruire e smaltire due o tre elettrodomestici al posto di uno.
L'efficientamento energetico sembra quindi sottostare alle logiche del mercato piuttosto che alla reale esigenza di consumare e inquinare meno.


L'obsolescenza programmata è lo strumento principale per alimentare questo ciclo di consumi senza fine. Quando un oggetto viene progettato e costruito si ipotizza che debba durare il meno possibile, affinché possa essere sostituito al più presto da uno nuovo. 
Non c'è nulla di sostenibile in questo tipo di innovazione. Non è in questa tecnologia, così com'è programmata oggi, che troveremo una soluzione ai nostri problemi.

Per approfondire l'argomento vi consiglio di guardare questo documentario.



mercoledì 10 settembre 2014

Rovistare nei cassonetti

Vi segnalo questo articolo apparso qualche giorno fa sul Fatto Quotidianosapevate che chi rovista tra i rifiuti commette un reato? Eh sì, perché qualsiasi oggetto gettato in un cassonetto diventa di proprietà del Comune.
Mi viene spontaneo pensare che in realtà il Comune dovrebbe ringraziare chi lo fa, per almeno 4 buoni motivi: 
- perché recupera materiale ancora in buono stato sottraendolo alla discarica o all'inceneritore
- in questo modo aiuta il Comune stesso a limitare i costi di gestione della spazzatura
- alleggerisce il carico di "rifiuti" che deve sopportare l'ambiente (di tutto ciò che gettiamo solo il 20% può essere considerato rifiuto)
- sopperisce, almeno in parte, alle proprie esigenze, andando in fin dei conti a pesare meno sulle casse pubbliche (per alcuni è questione di sopravvivenza).

Forse sarebbe meglio dedicarsi alla formazione dei cittadini affinché migliorino le proprie abitudini di recupero e facciano una corretta raccolta differenziata, e concentrare le proprie forze contro chi spreca, contro chi getta cibo ancora commestibile, contro i padroni dei cani che non raccolgono gli escrementi dai marciapiedi, contro chi getta mozziconi e scontrini a terra, contro chi imbratta muri e mezzi pubblici...
Rispettare la città per farne un posto migliore.



mercoledì 11 giugno 2014

Ecotecnologie

Nel mondo ci sono due miliardi di persone che vivono in stato di povertà più o meno estrema. 
Per fortuna nel mondo ci sono anche alcuni milioni di persone impegnate nella solidarietà. 

Media e poteri istituzionali ignorano questa enorme impresa partecipativa di liberazione dalla miseria e continuano a investire in armi e guerre, che non fanno che alimentare il problema. Ma passo dopo passo si stanno raggiungendo risultati incredibili: esistono migliaia di soluzioni low cost innovative ed ingegnose che migliorano e migliorerebbero la qualità della vita e delle economie di moltissimi paesi, rispettando l'ambiente. E spesso lo strumento più potente per combattere la povertà sono i poveri stessi. Ad esempio i maggiori risultati contro la desertificazione sono stati ottenuti dai contadini che piantano nella sabbia lunghi filari di foglie intrecciate, su cui si deposita poco per volta la sabbia trasportata dal vento. E con queste barriere, alte fino a 4 metri, proteggono le coltivazioni dal vento del deserto, confinando allo stesso tempo gli effetti della desertificazione. La lampadina "dei poveri" ne è un altro ingegnoso esempio: una bottiglia di plastica piena d'acqua e qualche goccia di candeggina, luce solare, un foro nel tetto delle baracche e il gioco è fatto.


Il TED ha dedicato un'intera sezione a questo tema: Sustainability by design, un ciclo di incontri dedicati ad idee brillanti, innovative e sostenibili per migliorare la vita dell'uomo senza sprechi. Vi consiglio di ascoltarle tutte, sono appassionanti.

Il Nuovo Comitato Nobel per i disabili ha deciso di dare un contributo alla diffusione delle tecniche più efficienti, realizzando un catalogo di progetti ed invenzioni. Leggete sul loro sito di cosa si tratta e partecipate, se vi va.

mercoledì 5 febbraio 2014

LOVE FOOD HATE WASTE

Hungry planet è un’inchiesta fotografica che raccoglie immagini provenienti da diversi paesi del mondo: quanto mangiamo  in una settimana?



E quanto sprechiamo in una settimana? Ho già dedicato un post al problema dello spreco alimentare, ma ci tengo a ribadire il concetto. Troppo cibo ancora in buone condizioni viene gettato: le risorse della terra, le diseguaglianze tra popoli e il nostro senso etico non ce lo permettono.
Come cittadini e abitanti di questo pianeta, non abbiamo solo diritti, ma anche delle responsabilità, in particolare quella di rispettare l’acqua e il cibo, che ci garantiscono la vita.
Regione Piemonte è uno dei promotori del progetto Una buona occasione, che vuole sensibilizzare i consumatori sulla lotta allo spreco alimentare. Sul sito trovate informazioni utili (per esempio conoscete la differenza tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”?) e la possibilità di condividere esperienze e buone pratiche sul tema.  

Acquisti consapevoli, attenzione alla dispensa, condivisione e confronto: eliminare dal dizionario la parola spreco!


lunedì 6 gennaio 2014

SUGRU

In giro per il mondo esistono persone motivate e idee brillanti.
Vi presento “sugru”, un materiale portentoso, una sorta di patafix elevato a potenza, un chewing gum con i superpoteri. Guardate dal video che cosa è in grado di fare sugru.com
Troppi prodotti sono progettati male e per non durare (obsolescenza programmata): dobbiamo riprenderci il controllo delle cose che ci circondano, esplorandole, aggiustandole, migliorandole, e scoprire così il piacere di modellare la vita con le proprie mani, in contrapposizione ad un sistema che ci vuole schiavi dell’usa e getta.
Forse il futuro sta proprio qui: fare, rifare, modificare, riparare, riutilizzare, adattare, in pratica essere maker di se stessi.


martedì 3 dicembre 2013

Il pranzo dalla spazzatura

Si vedono ormai di frequente persone (non solo stranieri) che rovistano nei cassonetti e cestini della spazzatura in cerca di qualcosa, oggetti da rivendere o da riusare ma soprattutto cibo.
In Italia si butta via più cibo di quello che si mangia: ogni giorno circa 4 mila tonnellate di alimenti finiscono tra i rifiuti (in un anno 6 milioni di tonnellate). È assurdo perché ci sono persone che non ne hanno a sufficienza. Ma soprattutto è assurdo perché sono vivande ancora commestibili.
Però il mercato non le vuole più: non sono in uno stato accettabile per essere esposte sugli scaffali dei negozi, la data di scadenza è troppo vicina (i beni che durano solo pochi giorni non vengono comprati dai consumatori, quindi i commercianti mettono sugli scaffali cibi appena arrivati per fare più profitti) e non rispondono ai canoni estetici imposti dalla grande distribuzione: quasi la metà dei vegetali prodotti sono scartati ancora prima di essere venduti all’ingrosso perché storti o troppo grandi o piccoli.
I film Taste the waste (http://www.tastethewaste.com/info/film) e Dive! Living off America’s waste (www.divethefilm.com) mostrano dati e immagini impressionanti. Guardate subito i trailer per farvi un’idea. Se dimezzassimo lo spreco di cibo l’impatto sui gas serra sarebbe equivalente al togliere tutte le auto dalle strade del pianeta. Chi lavora nei supermercati rischia il licenziamento, se viene sorpreso a recuperare cibo avanzato a fine giornata e destinato al cassonetto.

Per fortuna si sta diffondendo sensibilità su questo tema e la gente ha iniziato a darsi da fare per cambiare abitudini. Sapevate che esiste un movimento di persone che si nutrono esclusivamente di scarti alimentari? Sono i freegan. E qui in Italia è stato fondato il Last Minute Market (www.lastminutemarket.it), spin-off dell’Università di Bologna per il recupero sostenibile di beni alimentari.

Qualche consiglio per contribuire a ridurre gli sprechi:
- quando facciamo la spesa al supermercato, cerchiamo il banco dei prodotti in scadenza, ancora perfettamente commestibili e più economici;
- evitiamo di acquistare il superfluo, confezioni troppo grandi per il nostro nucleo famigliare o per il congelatore;
- privilegiamo i ristoranti che lasciano la doggy bag (un pacchetto con i nostri avanzi) oppure che fanno pagare un sovrapprezzo per il cibo rimasto nel piatto a fine cena;
- informiamoci e facciamo sentire la nostra voce, internet è una grande risorsa da questo punto di vista.