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martedì 22 ottobre 2019

Rimpiattino, cioè la "doggy bag" all'italiana

  1. Avete presente la "doggy bag"? Uscite a cena, avanzate qualcosa e il cameriere vi impacchetta i resti per portarli a casa. Ne avevo già parlato in un vecchio post, qui.
    Da qualche mese esiste la versione italiana, si chiama "Rimpiattino" ed è il frutto di un concorso
indetto da Fipe e Comieco in tutta Italia.

L'80% degli sprechi in ristoranti e locali è dato dagli avanzi che rimangono nei piatti. Ma con una soluzione bella e originale come questa si può vincere l'imbarazzo di chiedere al cameriere di portarseli via. D'altronde sono stati pagati, meglio a casa che in discarica!

venerdì 15 marzo 2019

Italia Rifiuti Zero!

Sabato scorso, al Circolo dei Lettori, Rossano Ercolini ha presentato il suo ultimo libro: Rifiuti Zero.
Rossano è un maestro elementare, che con entusiasmo si è lanciato nel mondo della sostenibilità ambientale per sensibilizzare i propri concittadini alla riduzione di rifiuti, promuovendo una vita a spreco zero. Nel 2013 ha ricevuto il Goldman Environment Prize, una sorta di premio Nobel alternativo per l'ambiente.


Nel suo libro vengono presentati, con molta semplicità, i dieci passi per muoversi verso una vita a rifiuti zero, in pratica una rivoluzione ecologica.
Per quanto riguarda Torino, storicamente la raccolta differenziata è sempre stata un punto di forza, ma negli ultimi anni, a causa del termovalorizzatore, la percentuale del 42% è rimasta tristemente invariata. Ci vuole una marcia in più e semplici accorgimenti per aumentare questa cifra e dimostrare che dell'inceneritore non ce ne facciamo niente (anzi, ci danneggia!). 

Speriamo che le manifestazioni di oggi, 15 marzo #fridayforfuture diano uno scossone al mondo politico e a tutti i cittadini, rappresentanti di una riprovevole "inciviltà usa e getta" (cit. Ercolini).











domenica 25 novembre 2018

Torino contro lo spreco alimentare

Porta Palazzo è il più grande mercato a cielo aperto d'Europa. Odori e colori sulle bancarelle e tra la gente, caos, voci e rumori, traffico di auto e di borse della spesa, prodotti di ogni tipo: è un'esperienza indimenticabile! Ma come in tutti i mercati, a metà giornata la piazza è invasa da una montagna di rifiuti.
La città di Torino ha implementato due idee per limitare questo problema. Da un lato la fornitura di cestini privati, grazie anche alla collaborazione con Novamont, agli ambulanti, per un più facile conferimento dell'umido. Dall'altra la distribuzione gratuita di frutta e verdura invenduti a famiglie bisognose: a fine mercato un gruppo di richiedenti asilo (perlopiù africani) si occupa di raccogliere e distribuire questa merce, un circolo virtuoso di mutuo soccorso, integrazione e lotta allo spreco alimentare.
A questo link potete vedere il video della bellissima iniziativa.


Immagine da "Eco dalle Città"

Insomma Porta Palazzo, cuore pulsante della città e della sostenibilità sociale e alimentare!



lunedì 16 ottobre 2017

Ecomori

Sapevate che Porta Palazzo è il mercato a cielo aperto più grande d'Europa?

Fonte web

Riuscite a immaginare quante tonnellate di cibo fresco e imballaggi vengano sprecate ogni giorno?


Fonte Eco dalle Città

Da qualche mese è arrivata la soluzione: si chiamano Ecomori, sono un gruppo di profughi, ospiti della città di Torino che, a titolo volontario, ogni giorno a fine mercato raccolgono gli avanzi di frutta e verdura fresca, abbandonata perché non abbastanza bella da vendere (ma non gettata nella spazzatura), ma ancora perfettamente commestibile. Allestiscono una bancarella di fronte alla fermata del tram e la regalano a chi passa di lì, a chi ne ha bisogno o a chi condivide questa filosofia antispreco. 
Oltre ai vantaggi ambientali, questa iniziativa ha un notevole impatto sociale: questi ragazzi si sentono utili, integrati nella comunità e i cittadini si fidano di loro. 

A questo link trovate altre informazioni. 
Speriamo che altre città avviino un progetto simile, io nel frattempo andrò a curiosare tra le bancarelle degli Ecomori. 




mercoledì 27 aprile 2016

Sostenibilità "vestiaria"

Quanto costa veramente una maglietta?



Guardate questo video, o leggetene il resoconto qui sotto (fa riferimento a dati americani, ma si può facilmente traslare nella realtà italiana).

Ogni anno gli americani acquistano 20 miliardi di capi di abbigliamento e ne mandano 10 milioni di tonnellate in discarica. 


Ecco come funziona di solito: entri in un negozio di abiti abbastanza economici, provi una maglia, ti sta abbastanza bene, non è del tuo colore preferito, machissenefrega, è in offerta a soli 10 euro, perché non comprarla? La metti un paio di volte, poi piano piano finisce in fondo all'armadio, sepolta da altre maglie che ti piacciono di più. Un paio di anni dopo la tiri fuori e realizzi che non la metterai mai. Metti tutti gli abiti dismessi in un sacco e, nel migliore dei casi, riesci a venderne qualcuno al mercatino dell'usato, gli altri li getti nel cassonetto... Pazienza, erano solo 10 euro!
Un costo esiguo per le tue tasche... ma per il pianeta?
In termini di acqua, petrolio (per la produzione e il trasporto), tempo e fatica di chi ci ha lavorato in condizioni disperate... è decisamente troppo per una maglia che non metti più! 

E poi sapevate che le aziende di abbigliamento hanno un margine di profitto tra il 60 e l'80%? Immaginate quanto può essere stato retribuito chi ha realizzato con le sua mani una maglietta da 10 euro!!!


La soluzione?
1. Comprare meno: è il modo migliore per abbassare la propria impronta ecologica e per non sprecare soldi!
2. Comprare in modo più intelligente: quando si ha davvero bisogno di un nuovo capo d'abbigliamento, è bene verificare la provenienza, la qualità, il materiale con cui è stato realizzato. Un consiglio? La linea Auteurs du monde di Altromercato: moda etica e sostenibile.
3. Acquistare abiti durevoli in termini di qualità e di moda.
4. Non buttare gli abiti vecchi nella spazzatura, perché alimenteranno montagne di rifiuti nelle discariche: occupano spazio e non si decompongono.
Si possono portare in un negozio dell'usato (anche se potrebbero rifiutarli, perché i mercatini sono strapieni di abiti quasi nuovi!!! il che dovrebbe farci riflettere...), o in un cassonetto destinato ai paesi del terzo mondo, o in parrocchia, o in un'associazione di beneficenza. A Torino al mercatino del Triciclo, in via Arbe. Altre idee? Possono essere riutilizzati come stracci, scuciti per realizzare federe per cuscini, sacchetti per le scarpe o la biancheria (comodissimi da mettere in valigia), lacci e bottoni recuperati.
5. Non lavarli troppo spesso: la maggior parte del consumo di energia legato ai vestiti è dovuto al lavaggio!!! E inoltre durano molto più a lungo!

Insomma, la moda a basso costo la si può trovare ovunque, ma è terribile per l'ambiente e per le persone, e, diciamocelo, non è poi così bella!



mercoledì 10 settembre 2014

Rovistare nei cassonetti

Vi segnalo questo articolo apparso qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano: sapevate che chi rovista tra i rifiuti commette un reato? Eh sì, perché qualsiasi oggetto gettato in un cassonetto diventa di proprietà del Comune.
Mi viene spontaneo pensare che in realtà il Comune dovrebbe ringraziare chi lo fa, per almeno 4 buoni motivi: 
- perché recupera materiale ancora in buono stato sottraendolo alla discarica o all'inceneritore
- in questo modo aiuta il Comune stesso a limitare i costi di gestione della spazzatura
- alleggerisce il carico di "rifiuti" che deve sopportare l'ambiente (di tutto ciò che gettiamo solo il 20% può essere considerato rifiuto)
- sopperisce, almeno in parte, alle proprie esigenze, andando in fin dei conti a pesare meno sulle casse pubbliche (per alcuni è questione di sopravvivenza).

Forse sarebbe meglio dedicarsi alla formazione dei cittadini affinché migliorino le proprie abitudini di recupero e facciano una corretta raccolta differenziata, e concentrare le proprie forze contro chi spreca, contro chi getta cibo ancora commestibile, contro i padroni dei cani che non raccolgono gli escrementi dai marciapiedi, contro chi getta mozziconi e scontrini a terra, contro chi imbratta muri e mezzi pubblici...
Rispettare la città per farne un posto migliore.



mercoledì 26 marzo 2014

Trashed

Una decina di giorni fa, su decisione del gruppo Animalincittà e con la collaborazione del Comitato Rifiuti Zero di Torino, è stato proiettato nel nostro quartiere "Trashed", un film-documentario del 2012, voluto e diretto da Jeremy Irons, che investiga sul problema dei rifiuti nel mondo.


Ho avuto l'onore di fare una piccola presentazione introduttiva, durante la quale ho cercato di evidenziare il pericolo al quale sottoponiamo la terra con la nostra spazzatura. Per il mondo nel quale viviamo oggi, trasformare tutto ciò che possediamo in spazzatura è sinonimo di benessere, ma questa assurdità ci ha portato a vivere di superfluo e per produrre il superfluo distruggiamo quello che è essenziale: aria, acqua, suolo. 

La serata ha avuto un grande successo e una affluenza numerosa, il che ci fa sperare che la sensibilità sul tema stia aumentando tra i cittadini e che siamo pronti per abbattere l'attuale modello di consumo e privilegiare uno stile di vita più parsimonioso e rispettoso della natura. 




mercoledì 5 febbraio 2014

LOVE FOOD HATE WASTE

Hungry planet è un’inchiesta fotografica che raccoglie immagini provenienti da diversi paesi del mondo: quanto mangiamo  in una settimana?



E quanto sprechiamo in una settimana? Ho già dedicato un post al problema dello spreco alimentare, ma ci tengo a ribadire il concetto. Troppo cibo ancora in buone condizioni viene gettato: le risorse della terra, le diseguaglianze tra popoli e il nostro senso etico non ce lo permettono.
Come cittadini e abitanti di questo pianeta, non abbiamo solo diritti, ma anche delle responsabilità, in particolare quella di rispettare l’acqua e il cibo, che ci garantiscono la vita.
Regione Piemonte è uno dei promotori del progetto Una buona occasione, che vuole sensibilizzare i consumatori sulla lotta allo spreco alimentare. Sul sito trovate informazioni utili (per esempio conoscete la differenza tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”?) e la possibilità di condividere esperienze e buone pratiche sul tema.  

Acquisti consapevoli, attenzione alla dispensa, condivisione e confronto: eliminare dal dizionario la parola spreco!


martedì 3 dicembre 2013

Il pranzo dalla spazzatura

Si vedono ormai di frequente persone (non solo stranieri) che rovistano nei cassonetti e cestini della spazzatura in cerca di qualcosa, oggetti da rivendere o da riusare ma soprattutto cibo.
In Italia si butta via più cibo di quello che si mangia: ogni giorno circa 4 mila tonnellate di alimenti finiscono tra i rifiuti (in un anno 6 milioni di tonnellate). È assurdo perché ci sono persone che non ne hanno a sufficienza. Ma soprattutto è assurdo perché sono vivande ancora commestibili.
Però il mercato non le vuole più: non sono in uno stato accettabile per essere esposte sugli scaffali dei negozi, la data di scadenza è troppo vicina (i beni che durano solo pochi giorni non vengono comprati dai consumatori, quindi i commercianti mettono sugli scaffali cibi appena arrivati per fare più profitti) e non rispondono ai canoni estetici imposti dalla grande distribuzione: quasi la metà dei vegetali prodotti sono scartati ancora prima di essere venduti all’ingrosso perché storti o troppo grandi o piccoli.
I film Taste the waste (http://www.tastethewaste.com/info/film) e Dive! Living off America’s waste (www.divethefilm.com) mostrano dati e immagini impressionanti. Guardate subito i trailer per farvi un’idea. Se dimezzassimo lo spreco di cibo l’impatto sui gas serra sarebbe equivalente al togliere tutte le auto dalle strade del pianeta. Chi lavora nei supermercati rischia il licenziamento, se viene sorpreso a recuperare cibo avanzato a fine giornata e destinato al cassonetto.

Per fortuna si sta diffondendo sensibilità su questo tema e la gente ha iniziato a darsi da fare per cambiare abitudini. Sapevate che esiste un movimento di persone che si nutrono esclusivamente di scarti alimentari? Sono i freegan. E qui in Italia è stato fondato il Last Minute Market (www.lastminutemarket.it), spin-off dell’Università di Bologna per il recupero sostenibile di beni alimentari.

Qualche consiglio per contribuire a ridurre gli sprechi:
- quando facciamo la spesa al supermercato, cerchiamo il banco dei prodotti in scadenza, ancora perfettamente commestibili e più economici;
- evitiamo di acquistare il superfluo, confezioni troppo grandi per il nostro nucleo famigliare o per il congelatore;
- privilegiamo i ristoranti che lasciano la doggy bag (un pacchetto con i nostri avanzi) oppure che fanno pagare un sovrapprezzo per il cibo rimasto nel piatto a fine cena;
- informiamoci e facciamo sentire la nostra voce, internet è una grande risorsa da questo punto di vista.