mercoledì 25 giugno 2014

Ripulire l'oceano

Abbiamo tutti sentito parlare della chiazza di plastica che galleggia da qualche parte nell'Oceano Pacifico. Sarà una leggenda metropolitana? Una coppia di amici appena tornati dal viaggio di nozze, mi racconta che sulle spiagge delle idilliache isolette maldiviane approdano quotidianamente rifiuti di tutti i tipi, trasportati dalle correnti marine.



Degli oltre 200 milioni di tonnellate di plastica prodotte ogni anno nel mondo, circa dieci milioni finiscono nei corsi d'acqua e in mare. Alcuni di questi rifiuti rimangono integri, mentre altri vengono ridotti in poltiglia a causa dei raggi UV e dell'azione logorante dell'acqua. 


Non si tratta di un accumulo confinato di rifiuti in un punto ben preciso della terra, bensì di agglomerati galleggianti composti da miliardi di microscopici frammenti di plastica e sostanze quali mercurio, scorie nucleari e chimiche: una massa velenosa che sta letteralmente soffocando i mari, uccidendo migliaia di specie, una distesa di plastica ormai sbriciolata, intorno a cui nuotano e vivono milioni di pesci e animali marini, che si nutrono inevitabilmente anche di quegli elementi tossici. Gli effetti sull’intera catena alimentare, e quindi anche su di noi, sono devastanti.

  

Sono stati proposti diversi metodi per ripulire i mari, ma pare che la soluzione sia in mano ad un ragazzo olandese: Boyan Slat ha inventato delle barriere fluttuanti che catturano passivamente i rifiuti mentre l’acqua ci passa attraverso. In questo articolo trovate i dettagli e un video realizzato dai ricercatori che collaborano volontariamente al progetto. Questo appassionato diciannovenne ha presentato "Ocean Cleanup" al TED e ha lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere la sua impresa, che è in realtà la nostra impresa, l'impresa di tutta l'umanità: noi abbiamo causato questo disastro, non possiamo restare a guardare.



sabato 14 giugno 2014

Raccolta differenziata al Politecnico

Immaginate centinaia di uffici e migliaia di studenti, ricercatori, impiegati a cui corrispondono tonnellate di appunti, documenti, lattine e bottigliette.
Fino a qualche tempo fa, nella Cittadella Politecnica di Torino, tutto questo veniva gettato in un unico contenitore dell'immondizia, ma finalmente la raccolta differenziata è arrivata anche qui. Amiat ha esteso il servizio “porta a porta” anche al quartiere Crocetta.


Per celebrare e sostenere questa novità, il Vice Rettore del Politenico ha inviato un messaggio a tutto il personale invitare tutti a contribuire attivamente alla raccolta differenziata. Il servizio interno di raccolta rifiuti è stato riorganizzato: numerosi contenitori sono già disponibili sia nelle aree comuni sia negli spazi utilizzati dal personale interno dell’Ateneo, inoltre sono stati divulgati materiali informativi e sono state predisposte isole ecologiche per favorire il corretto conferimento dei rifiuti e agevolarne il ritiro da parte di Amiat. Una piantina è disponibile online per individuare questi punti di raccolta.
Per il futuro è previsto anche il coinvolgimento delle altre sedi del Politecnico diffuse sul territorio.

Finalmente si diffonde la cultura del riciclo: Torino si differenzia, un passo alla volta!



mercoledì 11 giugno 2014

Ecotecnologie

Nel mondo ci sono due miliardi di persone che vivono in stato di povertà più o meno estrema. 
Per fortuna nel mondo ci sono anche alcuni milioni di persone impegnate nella solidarietà. 

Media e poteri istituzionali ignorano questa enorme impresa partecipativa di liberazione dalla miseria e continuano a investire in armi e guerre, che non fanno che alimentare il problema. Ma passo dopo passo si stanno raggiungendo risultati incredibili: esistono migliaia di soluzioni low cost innovative ed ingegnose che migliorano e migliorerebbero la qualità della vita e delle economie di moltissimi paesi, rispettando l'ambiente. E spesso lo strumento più potente per combattere la povertà sono i poveri stessi. Ad esempio i maggiori risultati contro la desertificazione sono stati ottenuti dai contadini che piantano nella sabbia lunghi filari di foglie intrecciate, su cui si deposita poco per volta la sabbia trasportata dal vento. E con queste barriere, alte fino a 4 metri, proteggono le coltivazioni dal vento del deserto, confinando allo stesso tempo gli effetti della desertificazione. La lampadina "dei poveri" ne è un altro ingegnoso esempio: una bottiglia di plastica piena d'acqua e qualche goccia di candeggina, luce solare, un foro nel tetto delle baracche e il gioco è fatto.


Il TED ha dedicato un'intera sezione a questo tema: Sustainability by design, un ciclo di incontri dedicati ad idee brillanti, innovative e sostenibili per migliorare la vita dell'uomo senza sprechi. Vi consiglio di ascoltarle tutte, sono appassionanti.

Il Nuovo Comitato Nobel per i disabili ha deciso di dare un contributo alla diffusione delle tecniche più efficienti, realizzando un catalogo di progetti ed invenzioni. Leggete sul loro sito di cosa si tratta e partecipate, se vi va.

martedì 6 maggio 2014

Servizio "alla carta"

Ormai i cestini gialli sottobuca sono famosi in tutta la città: sono il simbolo inconfondibile di Cartesio.


Il servizio Cartesio, della cooperativa Arcobaleno, è la prima esperienza in Italia di raccolta porta a porta: raccoglie e trasporta la carta della raccolta differenziata, per conto di Amiat.
Ogni giorno si muovono in Torino 130 mezzi e 140 operatori di raccolta. La raccolta della carta avviene in tutte le zone della città (compreso il centro e la collina) almeno una volta alla settimana, ma a volte anche 6 giorni su 7.
Gli operatori di Cartesio sono specializzati ad esempio nella raccolta porta a porta, che richiede la delicatezza del contatto con i cittadini e la conoscenza approfondita di cortili, vicoli, androni ecc.;  ma hanno anche un’attenzione particolare nel selezionare eventuale materiale fuori posto (rifiuti che non andrebbero gettati nel cestino della carta, impurità e sporcizia…).

Ultimamente, parte dei cestini gialli sono stati soppiantati dai cassonetti carrellati (con coperchio giallo) che si trovano nei cortili di molti condomini  per la raccolta differenziata porta a porta: questo passaggio ha causato un peggioramento della qualità del prodotto conferito, perché il cittadino non si preoccupa più del decoro (che era obbligatorio nell’androne) e perché non lo sente come un obbligo, ma come una “buona azione”: poco male se non è perfetta, è comunque una buona azione.
La qualità è molto peggiore anche rispetto ai cassonetti gialli con le feritoie (ancora presenti in molti quartieri), frequentati solitamente solo da cittadini molto motivati, che spesso devono percorrere qualche centinaia di metri per buttare il loro sacco.


Il porta a porta è, sì, una comodità (ancora sconosciuta a molti), ma sta portando a un impoverimento della raccolta, che è più svogliata e meno attenta.
Per un futuro migliore possiamo provare ad impegnarci un po’ di più nella selezione e nel conferimento dei nostri rifiuti, almeno per il rispetto di chi, come gli operatori Cartesio, lavora quotidianamente e diligentemente al nostro servizio. 



martedì 1 aprile 2014

What did you do last weekend? I created a company in 54 hours!

Io ho partecipato allo Startup weekend, un evento di portata internazionale durante il quale si lavora sullo sviluppo di un’idea di business e si costruiscono le basi per fondare una startup.
Ho aderito ad un’idea che mi è piaciuta da subito e che risponde molto bene ai miei interessi: “Merende diverse”, un servizio di preparazione e consegna di merende sane per bambini affetti da intolleranze o allergie alimentari. E dopo 54 ore di impegno, condivisione, discussioni e divertimento il nostro super-team è stato premiato. “Merende diverse” ha vinto il primo premio! 



Il fenomeno della celiachia e delle intolleranze in generale è sempre più diffuso, ma sono tante anche le persone che pur non avendone effettiva necessità, si avvicinano a una alimentazione più sana e più semplice e che sentono la necessità di maggiore informazione e formazione al riguardo. Tutto questo ha un impatto anche a livello ambientale: un maggiore utilizzo di prodotti vegetali e una diminuzione o eliminazione dei prodotti di origine animale, attenzione alla stagionalità, preferenza per il biologico e tecniche di coltivazione più sicure per la salute. Insomma sostenibilità alimentare per una maggiore sostenibilità ambientale.
Vi terrò aggiornati sull’andamento di questa nuova avventura.
Per il momento, buona merenda a tutti!



mercoledì 26 marzo 2014

Trashed

Una decina di giorni fa, su decisione del gruppo Animalincittà e con la collaborazione del Comitato Rifiuti Zero di Torino, è stato proiettato nel nostro quartiere "Trashed", un film-documentario del 2012, voluto e diretto da Jeremy Irons, che investiga sul problema dei rifiuti nel mondo.


Ho avuto l'onore di fare una piccola presentazione introduttiva, durante la quale ho cercato di evidenziare il pericolo al quale sottoponiamo la terra con la nostra spazzatura. Per il mondo nel quale viviamo oggi, trasformare tutto ciò che possediamo in spazzatura è sinonimo di benessere, ma questa assurdità ci ha portato a vivere di superfluo e per produrre il superfluo distruggiamo quello che è essenziale: aria, acqua, suolo. 

La serata ha avuto un grande successo e una affluenza numerosa, il che ci fa sperare che la sensibilità sul tema stia aumentando tra i cittadini e che siamo pronti per abbattere l'attuale modello di consumo e privilegiare uno stile di vita più parsimonioso e rispettoso della natura. 




giovedì 13 marzo 2014

Perché compro lo yogurt (anzi BIOgurt) tedesco

Perché oltre a essere buono e biologico, è intelligente. Guardate qui:


Di questa confezione è facilissimo togliere l’etichetta in cartone (che non è incollata, ma solo incastrata) e separare i vari pezzi: plastica, carta, alluminio.
Come consumatori possiamo dimostrare le nostre preferenze di acquisto e invogliare le aziende ad essere più attente a come producono e imballano ciò che ci vendono. Buoni acquisti!